Una svolta importante nella mia carriera 🔄

Aggiornato il: 1 gen 2019


Non sono quasi mai stato certo delle mie scelte, non saprò mai come può procedere il futuro dirigendomi in un verso piuttosto che nell’altro, e nonostante questo mi piace cambiare, anche quando sembra che la strada che si sta percorrendo sia la strada corretta, la più semplice, la più scontata.

Quando vado al ristorante non mi piace prenotare, vado, chiedo se hanno posto e quasi spero che non ce l’abbiano, così da aver la scusa di cambiare all’ultimo secondo, di scegliere una strada sconosciuta, o almeno non prevista, che mi possa portare chissà dove 😲

Qualche settimana fa presi in considerazione una deviazione importante al mio cammino sportivo, e, anche se non sono mai riuscito a convincermi che la strada fosse quella corretta, eccomi che l’avevo già presa. Una svolta che mi attiva un casino, che mi fa andare in soglia al solo pensiero, probabilmente perché mi mostra un percorso molto complicato e che mi metterà a dura prova. Un percorso che “mi porterà chissà dove” ed è questo ciò che conta per me.

L’avere la possibilità di arrivare dove nessuno è mai arrivato, attraverso una strada poco trafficata, verso l’ignoto e con la consapevolezza di rischiare di cadere in basso, di perdermi lontano dagli obiettivi.

Qualcuno la potrebbe definire semplicemente rischio. Io la chiamo opportunità.

Il coraggio di andare fuori alla propria zona di comfort è uno degli insegnamenti trasmessi da Simone Bortolotti, mio coach. Più ci si rinchiude nella propria zona di comfort e più la paura di ciò che sta fuori aumenta, e allora rimaneva solo da dirlo al diretto interessato e uscire da questa zona...

Già, ma come dirglielo?

Venerdì scorso era il giorno più papabile. C’era una conferenza sul Mental Training tenuta da Claudia Maffi e presentata da Simone Bortolotti.

Così trovo la soluzione: una cena in un posto qualsiasi dopo la conferenza, noi tre. Mi viene in mente un messicano, e... la birra c’è? Si, la birra c’è! Allora va bene.

Anche quella può aiutare ad uscire dalla zona di comfort, a fare l’ultimo passo e ad assimilarlo in maniera meno indolore.


Una birra condivisa alla vittoria della DSB

Il diretto interessato avete scoperto che era quindi Simone, mio preparatore da 4 anni nonché amico da una vita... Eravamo quindi a cena, e intanto io stavo già finendo la seconda birra quando lui finalmente ordina la sua seconda. Ok è questo il momento adatto, e gli dico: “oh brao! Ci vuole perché ti devo dare una brutta notizia…”

E senza dire di più, senza sorseggiare un goccio di birra in più, aveva già capito di cosa si trattava, o meglio aveva capito a metà, e mi risponde con il sorriso stampato in faccia, fiero e dispiaciuto nello stesso tempo: “cambi preparatore!?

Sono sorpreso, lo guardo strano, mi accorgo per l’ennesima volta di come siamo sulla stessa onda, non dobbiamo dirci nulla, bastano semplici sguardi per capire tutto.

In pochi istanti la sua espressione cambia da sorpreso, dispiaciuto, onorato e infine soddisfatto per avermi trasmesso in pieno ciò che voleva insegnarmi e questa svolta era la conferma che avevo ricevuto il messaggio, il concetto di #spostailtuolimite.

Si perché è una scelta coerente col metodo, infatti poi mi dice:

“guarda, ti davo al massimo un anno e poi ti avrei indirizzato io da qualcun altro, bisognava…”

E allora lo guardo io stranito, “…un altro preparatore??? no no no per carità, voglio fare da solo”

Si, quindi avete capito, la strada che ora intendo percorrere è una strada isolata, senza un accompagnatore che mi faccia da guida, sarò solo.

Ma perché non cambiare preparatore, sceglierne un altro?

Le ragioni principali sono 2:

1) Nel dialogo fondamentale atleta/preparatore, anche se molto aperto e profondo, a volte può sfuggire qualcosa, qualche dettaglio, piccolezza che può essere presa troppo sotto gamba o al contrario talvolta si dà troppa importanza ad altre sensazioni che invece sono poco importanti; bhe se il preparatore e l'atleta coincidono con la stessa persona vien da sé che il dialogo prende una forma molto più intima...

2) (forse mi sbaglierò, ma è un’opinione…) perché ritengo che tra tutti i preparatori che conosco, o anche solo per sentito dire, non ce n’è uno, uno solo, con il quale mi troverei bene (a parte Simone ovviamente). Le metodologie classiche di preparazione attuale, intese come rapporto atleta/allenatore, metodo di allenamento, analisi prestazionale, ecc, non fanno per me, troppo superficiali, troppo chiuse e concentrate in concetti specifici misurabili che rappresentano però ben poco riguardo alla preparazione atletica del sottoscritto.

Simone capisce, mi dà alcuni consigli di carattere generale su come migliorare ancora eeeee… ci scoliamo ciò che rimane delle birre ordinate...

Se vi interessa la sua visione di questa “svolta” clicca qui per leggere il suo articolo

Ne abbiamo passate tante insieme, sia legate allo sport che alla vita in generale. Atleticamente parlando sono arrivato, grazie ai suoi insegnamenti, ad uno stato di forma psico-fisica che mai credevo di poter arrivare.

Insieme abbiamo vinto molto, fallito il giusto e spostato il limite parecchio.


A Livigno con Simone

Se ci deve essere stato un momento clou del nostro rapporto atleta/preparatore, o almeno particolare, è stato per me il percorso di preparazione all’ultimo mondiale. Il mondiale di Auronzo di Cadore del 15 settembre scorso.

Dopo tanti obiettivi mancati, per poco, per piccoli errori, tanti piccolissimi errori, ci rimettevamo in gioco per il mondiale e anche per questo obiettivo cambiamo qualcosa, è nel nostro stile, e da metà luglio siamo sul pezzo, il programma di massima di avvicinamento c’è.

A inizio agosto però mi colpisce un virus che per 15-16 giorni non mi dà tregua. Lo stomaco non funzionava alla perfezione, ed il problema più grosso è che, soprattutto quando pensavo di essere in via di guarigione, mi accorgevo invece che non ne ero ancora uscito solo dopo uscite di 3 ore o più quando tornavo a casa completamente finito energeticamente.

Ad un mese dal mondiale abbiamo dovuto di conseguenza “improvvisare”, ed a noi piace, noi godiamo nelle difficoltà, “chissà come ce la caveremo”, io davo fiducia a lui e lui a me. Abbiamo preparato il mondiale quindi in sole 3-4 settimane “allenanti”. Arriviamo dunque così alla vigilia del mondiale senza avere la minima idea a cosa avrei potuto puntare, sapevamo solo che non ero al 100% fisicamente, ma non lo dicevamo a nessuno.


Partenza mondiale 2018 - ero comunque sereno

In quel mondiale ci siamo sorpresi entrambi, se non fosse stato per una caduta in un momento topico ai -25km avrei potuto ambire a qualcosa in più del nono posto finale che comunque ci ha appagato tantissimo per le difficoltà che abbiamo trovato sul nostro cammino.

Ora, grazie a Simone, ho riempito il mio zainetto di concetti che mi serviranno per avere il coraggio di dirigermi verso l’ignoto. Sfidarlo è necessario per spostare il limite e realizzare cose straordinarie. Me lo ha insegnato lui.

#MTB #Preparazione

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